L’argomento del matrimonio non convenzionale è uscito durante la diretta Instagram che ho registrato poco tempo fa con Serena Ghiglieri, una bravissima DJ che ha sede in Piemonte, ma che ovviamente lavora in tutta Italia.
Una curiosità: io e Serena ci siamo conosciute durante un matrimonio. Lei era stata scelta dagli sposi, eppure sono bastate due parole e qualche sguardo per trovarci subito in sintonia! Questi colpi di fulmine lavorativi esistono e quando mi capitano so che il mio istinto non sbaglia mai.
Ma torniamo all’argomento di questo post. Dicevo, che io e Serena nel mese di gennaio abbiamo fatto una diretta Instagram in cui parlavamo dei matrimoni non convenzionali. Forse te la sei persa, ma te la puoi riguardare cliccanodo qui.
Insieme abbiamo provato a esplorare gli aspetti organizzativi e non che rendono il matrimonio non convenzionale, ovvero lontano dalla forma più conosciuta e quindi considerata tradizionale.
Durante la diretta, però, io sono andata un po’ controcorrente, e invece di limitarmi a fare un elenco di momenti o scelte, ho spiegato un nuovo concetto, ovvero che secondo me il matrimonio non convenzionale riguarda il coraggio di essere sé stessi.
Non penso che a ogni evento bisogna per forza inventare la ruota, pensando addirittura a robe stravaganti e mai viste prima, solo per strappare un: “Wow” dagli invitati. Sia perché non tutti hanno gli stessi gusti, sia perché queste proposte sono -quasi sempre- oltre il budget che si era previsto.
Per rendere il proprio matrimonio particolare, diverso da tutti gli altri… basta fare quello che vi piace. E ti assicuro che è la cosa più difficile in assoluto.
Conosco molto bene le spose e so che tutte pensano di organizzare un matrimonio personalizzato, e di star seguendo il proprio desiderio solo perché invece del verde salvia, di grande tendenza adesso, hanno osato con un accoppiamento di colore tipo arancione e blu. Oppure, perché invece di cedere al menu creato dal catering o dalla location hanno pensato di impegnarsi preparando il menu coordinato a tutto il resto della stationery.
Ecco, mi spiace dover tirare fuori il mio #simpaticadomani, ma questi dettagli sono ormai considerati il minimo sindacale in un matrimonio. Cioè, se mi trovo il menu stampato dal catering su carta normale e pure in A5, con un font che non c’entra niente col resto, a me dà l’idea di approssimazione, mentre il menu coordinato deve essere la regola.
Attenzione, non sto sminuendo nulla ed è bello che le spose dedichino così tanta attenzione e tempo a studiare i dettagli, ma è anche vero che questo non vuol dire fare un matrimonio “unconventional”, non convenzionale.
Vuoi davvero fare un matrimonio non convenzionale? Non ascoltare nessuno
Una mia sposa ha rinunciato a realizzare la tavolata imperiale con i tavoli nudi, anche se nello stile dell’evento e della location sarebbe stato perfetto, perché la nonna le ha detto che lei su un tavolo senza tovaglia non avrebbe mai mangiato.

Matrimonio di Alessia e Fabio – Foto di Camilla Calato – Day coordinator Colorato di Pink – Location Villa Malliana
Oppure, ho visto coppie ripensare completamente la disposizione dei posti a tavola perché una zia aveva fatto delle scenate, e la mamma della sposa si è sentita in dovere di chiedere alla figlia di accontentare le richieste. Questo, però, ha causato problemi a livello logistico, di posti, e abbiamo pure dovuto aumentare il numero dei tavoli.
O ancora, scegliere di sposarsi in chiesa perché per i genitori è l’unico matrimonio possibile, anche se l’ultima volta che come coppia siete andati a messa è stato in occasione della vostra cresima e da allora sono passati almeno 15 anni. Non so più quante coppie hanno rinunciato alla cerimonia simbolica per scegliere quella più semplice in comune, dove il massimo della personalizzazione sono le parole di un amico, perché qualcuno ha fatto notare che il rito in location era “un teatrino”.
(Spoiler: NON È VERO!)

Matrimonio Dalila e Fabio – Foto di Phototelling – Day coordinator Colorato di Pink
Vedi la foto qui sopra? Si tratta di una cerimonia simbolica in location, celebrata in pieno inverno (era il 20 dicembre), e quando io e Dalila, la sposa, abbiamo detto in location che avremmo messo una passatoia nera e che il nero sarebbe stato il colore del matrimonio, abbiamo visto il giudizio (negativo) dei titolari della location. Salvo poi, dopo aver visto il risultato, postare le foto sui profili social… senza nemmeno taggare!
Continuo? Ho visto spose scendere a compromessi sull’abito da sposa per accontentare il desiderio della mamma o della nonna, o rinunciare a una band particolare perché qualche amico ha osato mostrarsi scontento.
Ecco, tutte queste piccole rinunce, fatte in nome del: “Così faccio felice qualcuno” o “Così so che sicuramente piacerà“, hanno in realtà un altro obiettivo: evitare le critiche.
Per me essere unconventional vuol dire avere il coraggio di andare contro il giudizio collettivo per fare ciò che rappresenta gli sposi. Questa è la vera rivoluzione dei matrimoni.
C’è un altro aspetto che nessuno ammette, e che a dispetto di quello che ci raccontiamo, la verità è che il matrimonio è (spesso) considerato un evento di famiglia. I genitori, infatti, sono a loro volta un po’ sotto i riflettori, e anche se non lo ammetteranno mai, sentono un po’ l’ansia del giudizio degli altri parenti. E poi perché, in alcuni casi, intervengono economicamente sostenendo parte delle spese del matrimonio, e quindi si sentono un po’ in diritto di poter dire la loro.

Matrimonio di Alyah e Matt – Foto di Andrea Bettoni – Coordinamento Colorato di Pink
E se pensi che io stia esagerando, ti sbagli. La realtà supera la fantasia, e questi discorsi li ho visti e sentiti fin troppe volte. Ci sono stati sposi che hanno osato pensare a qualcosa di diverso, di fare qualcosa che li esaltava tantissimo, ma di fronte al primo “no” o al primo cenno di titubanza, o alla frase: “Ecco, dovete sempre fare i diversi” oppure “Ma tua sorella/tuo fratello queste cose non le hanno fatte“, rinunciavano.
L’altro loop che blocca l’idea di un matrimonio unconventional è continuare a pensare: “Ma questa cosa piacerà agli invitati?“. L’unica risposta valida è: “Chissenefrega!!!!!“, soprattutto se il giudizio è prettamente estetico. Chi paga sceglie la musica, e se tu stai pagando per qualcosa, deve piacere a te.
Abbiate il coraggio di osare, e di fare qualcosa che piace solo a voi. Se no, non ha nemmeno senso impegnarsi a organizzare il matrimonio: andate in una location che vi propone tra due o tre scelte, il vostro matrimonio sarà uguale agli altri ma almeno sarete sicuri di non dispiacere a nessuno.
Perché alla fine, per paura del giudizio si punta sempre a sicuro, a fare ciò che fanno tutti così si è certi che non si può sbagliare.
Lo so, le critiche fanno paura.
Essere unconventional oggi vuol dire fregarsene dei commenti della zia, e andare avanti per la propria strada. Tanto l’unica cosa certa del matrimonio, oltre agli imprevisti, sono le critiche.
Innanzitutto, non potrai mai, e dico mai, mettere d’accordo 100 persone, è impossibile. Queste persone non vi frequentano tutti nello stesso momento, appartengono a gruppi diversi e vi hanno conosciuto in diverse fasi della vostra vita. I compagni dell’università hanno un parere opposto rispetto le coppie che frequentate da quando state insieme, e un parere ancora diverso rispetto ai colleghi o ai parenti di uno o dell’altro.
A un matrimonio ci sono persone di età diverse, esperienza diverse, abitudini diverse, estrazioni sociali diverse. Tutti, però, sono lì per voi e apprezzano i dettagli che vi renderanno riconoscibili come coppia.
Un esempio? Io non sono una che ama particolarmente i travestimenti, il carnevale non è proprio la mia festa e non sono una nerd. Ma questo non mi permette di criticare il matrimonio di una coppia di amici che so amare quelle cose. Solo perché personale non farei mai una scelta simile, non vuol dire che critico loro.
Ripeto, io non lo farei mai, ma non significa che non parteciperei con gioia al loro matrimonio. È importante andare oltre e non giudicare la riuscita di un evento da un dettaglio “personale”. Se mi fanno stare bene, i tempi sono giusti, il cibo è buono e la compagnia piacevole, per me il matrimonio è perfettamente riuscito.
Questo è essere unconventional oggi! Avere il coraggio di essere sé stessi.
Non bisogna per forza cercare l’esagerazione, basta avere il coraggio di fare ciò che piace, senza farsi influenzare da commenti esterni, da chi dice che “si è sempre fatto così”, dal timore del giudizio.
Anche la presenza della wedding day coordinator viene spesso osteggiata dalle famiglie, e a volte pure dagli invitati stessi, i quali dicono cose tipo: “Ma noi abbiamo fatto senza” oppure “Ma è bastato l’aiuto della persona della location/del catering” o peggio: “Ai miei tempi non c’era questa moda“.
Ancora una volta… fregatevene! Solo perché qualcosa non andava bene a loro, non è detto che debba andare bene anche a voi.
E se volete saperne di più del lavoro della coordinatrice, puoi chiedere informazioni senza impegno a questo link. Riceverai tutto su whatsapp!
