Nel settore wedding i fornitori si dividono in due macro categorie: quelli che fanno benissimo il proprio lavoro e quelli che, evidentemente, hanno deciso di farne almeno altri cinque e tutti male.
Il primo gruppo è composto da fornitori che non solo sanno fare il proprio mestiere, ma lo fanno molto bene e hanno come unico obiettivo quello di poterlo fare nelle migliori condizioni possibili. Sanno organizzarsi con gli sposi, rispettano gli accordi presi, collaborano con le altre maestranze presenti e hanno quel minimo di buon senso necessario per capire che, durante un matrimonio, non sono gli unici che stanno lavorando
Il secondo gruppo è composto dai tuttologi. Riconosci il professionista “tuttologo” perché sarà l’unico ad avere la soluzione giusta, ad avere un pensiero o un commento su qualunque cosa, perché si improvvisa esperto di ogni argomento e, nel tentativo di gestire quello che non gli compete, finisce per fare male persino quello che per cui è pagato.
Sono stata volutamente generica perché non fa alcuna differenza che si tratti di un ristorante, di un fotografo, di un musicista, di un fiorista o di qualsiasi altra figura coinvolta nel matrimonio. Il problema non è la professione, ma l’atteggiamento.
E, per quanto mi riguarda, questo atteggiamento è uno dei mali del settore wedding.
Il problema non è avere esperienza, ma pensare di sapere già tutto
Il fornitore tuttologo è quello che ti ricorda continuamente da quanti anni lavora nel settore, nemmeno fosse uno di quelli che ha fatto il classico e lo deve sempre far sapere. Ah, ovviamente gli anni di lavoro saranno sempre più di tutti. Peccato che l’esperienza, da sola, non sia una garanzia di professionalità, soprattutto quando diventa una scusa per non aggiornarsi mai.
È quello che considera sbagliata qualsiasi idea diversa da quelle che propone abitualmente, che critica le soluzioni che escono dal suo schema di lavoro e che vive ogni richiesta insolita come un attacco personale.
Insomma, si è sempre fatto così e lui lo sa bene perché fa questo lavoro da oltre trent’anni e non ha mai avuto problemi (se senti un fornitore dire cose del genere… scappa a gambe levate!)
La verità è che quando qualcosa è nuovo ed esce dalle sue abitudini, preferisce dare la colpa degli errori a qualcun altro piuttosto che ammettere lo sbaglio.
Peccato che un matrimonio non sia una replica identica di quello celebrato il sabato precedente. Cambiano gli sposi, cambiano le esigenze, cambiano gli spazi, cambiano i fornitori e cambiano le priorità.
Saper lavorare bene significa anche sapersi adattare, comunicare e collaborare. Non significa imporre il proprio metodo a chiunque.
La wedding planner va benissimo, finché non c’è da trovare un colpevole
Di solito, il fornitore di questo tipo accoglie con apparente entusiasmo la presenza di una wedding planner. Davanti agli sposi è collaborativo, disponibile, pronto a rassicurare tutti sul fatto che lavorerà benissimo con lei.
Poi arriva il giorno del matrimonio. Basta un imprevisto, una dimenticanza o un problema nel proprio servizio e, improvvisamente, la wedding planner diventa il capro espiatorio perfetto!
Anzi, spesso non viene nemmeno chiamata planner. Diventa semplicemente “la wedding“.
Lo scrivo tra virgolette perché è proprio così che veniamo chiamate da alcuni operatori del settore, quasi che il nostro ruolo professionale possa essere ridotto a un soprannome; sono poi gli stessi operatori che se le cose vanno bene è merito loro, se vanno male è colpa della planner, che diventa lo scudo perfetto dietro cui nascondere la propria incompetenza.
La fotografa non fa le foto di gruppo perché è impegnata a mangiare, nonostante la planner le abbia ricordato più volte che è arrivato il momento di realizzarle? La colpa è della wedding, che non glielo ha detto.
Il catering serve il pranzo in ritardo perché ha avuto problemi in cucina o perché manca personale? La colpa è della wedding, che avrà sicuramente fatto qualcosa per mandare tutto fuori programma.
Un fornitore non rispetta gli accordi presi con gli sposi? La wedding non ha saputo gestirlo.
E così via.
Naturalmente, gli esempi potrebbero continuare. Il meccanismo, però, è sempre lo stesso: invece di assumersi la responsabilità del proprio operato, si cerca qualcuno a cui attribuire il problema. E se in quella giornata c’è una wedding planner, tanto meglio. È una figura riconoscibile, presente e, soprattutto, facilmente trasformabile nel capro espiatorio di turno.
Il bello è che spesso si tratta proprio di quei fornitori che, quando tutto va bene, sono i primi a raccontare quanto sia inutile la presenza di una coordinatrice.
Non siamo perfette. Ma non siamo nemmeno le uniche a poter sbagliare
Ora, sia chiaro: non sto sostenendo che tutte le wedding planner siano impeccabili. Sarebbe assurdo, oltre che poco credibile.
In questo lavoro si può sbagliare, si possono prendere decisioni discutibili e si possono creare problemi. È successo e succederà ancora, perché lavoriamo con persone, tempi, spazi e imprevisti che non sempre si possono controllare.
Ma non è che tutte le altre maestranze del settore siano immuni dagli errori.
Negli anni mi sono fatta una mia personale black list di fornitori con cui non lavorerò mai più, a costo di rinunciare all’incarico. E non l’ho creata per sentito dire o per antipatia; è nata dopo aver vissuto situazioni anche molto pesanti, in cui sono dovuta intervenire per risolvere problemi che non sarebbe toccato a me gestire.
Eppure, da professionista, non mi sono messa a sparlare di quelle persone con gli sposi, mi sono limitata a fare il meglio per portare a termine il lavoro, quindi ho tratto le mie conclusioni e ho deciso con chi non collaborare più.
Io decido di non lavorare più con qualcuno perché posso raccontare, in modo corretto e circostanziato, un’esperienza professionale pessima+. Quello che non trovo accettabile è utilizzare un errore altrui come pretesto per screditare un’intera categoria, soprattutto quando lo si fa per evitare di guardare alle proprie responsabilità.
Il vero problema è la mancanza di rispetto professionale
I fornitori che si comportano così sono spesso gli stessi che vanno in giro a dire che le wedding planner non servono a niente, che complicano il lavoro degli altri o che sono soltanto un costo aggiuntivo per gli sposi.
È curioso, perché poi, quando c’è da gestire un problema, da recuperare un ritardo, da rimettere insieme i pezzi o da trovare una soluzione mentre tutti gli altri continuano a lavorare, quella figura che non serviva a niente diventa improvvisamente molto comoda.
Ma il punto non è dimostrare che una wedding planner sia indispensabile in assoluto. Il punto è che ogni professionista dovrebbe essere giudicato per il proprio lavoro, non per la necessità di sminuire quello degli altri.
Una wedding planner non è lì per sostituirsi al fotografo, dirigere la cucina del catering o spiegare al musicista come si suona. È lì per coordinare le attività, tenere insieme le informazioni, rispettare la pianificazione e intervenire quando qualcosa non va secondo i piani. Per farlo, ha bisogno che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e collabori con gli altri.
Non dovrebbe essere necessario difendere continuamente il proprio ruolo da chi non ha alcuna intenzione di riconoscerlo.
E, soprattutto, non dovrebbe essere necessario dimostrare la propria competenza risolvendo anche i problemi di chi si rifiuta di fare altrettanto.
Un bravo professionista è anche una brava persona
C’è una frase in cui credo davvero: un bravo professionista è anche una brava persona.
Non intendo dire che, per lavorare bene, si debba essere tutti amici, andare d’accordo su qualsiasi cosa o evitare ogni confronto. Le divergenze esistono, e a volte sono persino utili. Si può non essere d’accordo, si può discutere una scelta e si può segnalare un errore.
La differenza sta nel modo in cui lo si fa.
La professionalità non consiste soltanto nel saper realizzare un allestimento, scattare fotografie meravigliose, servire un pranzo impeccabile o intrattenere gli ospiti. Significa anche rispettare gli accordi, comunicare in modo corretto, riconoscere i propri errori e non screditare un collega per salvare la propria reputazione.
Significa capire che lavorare a un matrimonio vuol dire condividere una responsabilità, pur mantenendo ciascuno il proprio ruolo.
Io voglio continuare a lavorare così. Voglio collaborare con persone che conoscono il proprio mestiere, che hanno voglia di migliorarsi e che non considerano un problema il fatto che qualcun altro sappia fare bene il suo.
E voglio continuare a credere che si possa essere competenti senza essere arroganti, autorevoli senza essere prepotenti e professionali senza calpestare il lavoro degli altri.
Per questo non mi piegherò alla logica di chi scredita le wedding planner per coprire i propri errori. Non smetterò di difendere il valore del mio lavoro e non fingerò che certi comportamenti siano normali soltanto perché, nel settore, succedono da anni.
Se qualcuno si riconosce in questa descrizione, forse il problema non è il fatto che una wedding planner abbia qualcosa da ridire.
Forse il problema è che, per una volta, qualcuno ha deciso di non stare zitto.
Vuoi scoprire da fonte diretta se il coordinamento del matrimonio è il servizio giusto per te? Clicca qui e compila il form: riceverai tutto il materiale informativo su Whataspp e, se fa per te, fisseremo una call per parlarne nel dettaglio.
Foto di copertina: Matrimonio di Silvia e Marco, coordinamento di Colorato di Pink, foto di Filippo Angius
