Le vite precedenti della wedding planner

Prima di vivere la vita di wedding planner, ho vissuto tante altre vite.

Ci tengo a raccontare questa storia, estremamente personale, per aiutare tutte le giovani colleghe che sognano di fare questo lavoro.

Sono contattata quasi quotidianamente da ragazze che mi chiedono “come si fa a diventare wedding planner”, che chiedono se bisogna seguire qualche tipo di corso, di studi e sono curiose di sapere che cosa ho fatto io per arrivare a fare il lavoro della mia vita.

La risposta che mi verrebbe automatica è: “mi sono fatta un gran culo! “ma non è di quelle socialmente accettabili.

Magari nel 2007, quando mi sono avvicinata al wedding per la prima volta, avessi potuto scegliere tra tanti corsi come ci sono oggi, avessi potuto avere accesso alla miriade di informazioni on line come oggi.

Invece ho seguito un solo corso -e pure fatto male- e obbligavo chiunque passasse dagli Stati Uniti a portarmi a casa una lunga serie di testi e libri americani che parlavano di matrimoni (custoditi tutt’ora molto gelosamente), perché solo lì si trovavano informazioni utili e interessanti.

Certo, già lavoravo nell’organizzazione degli eventi e questo mi è stato di grande aiuto.
Non per quello che riguarda l’organizzazione vera e propria di un matrimonio, per la forma mentis da adottare.

Qualcosa di me lo trovi nella pagina “chi sono” del blog, ma se vuoi scoprire di più, continua a leggere.

Probabilmente te ne ho già parlato: dopo il diploma e dopo un tentativo nemmeno troppo convincente di laurearmi in Lettere Moderne ho iniziato a lavorare per una società che organizzava eventi.

Credo, forse, di aver trovato subito la mia strada lavorativa, ma non basta avere una forte passione o una bravura innata per diventare la migliore nel settore.

Da questa meravigliosa squadra di colleghi (e amici) ho avuto un forte imprinting lavorativo. Ai vari colloqui di lavoro che ho sostenuto, dicevo sempre che è stato il primo lavoro perfetto per una giovane ragazza di provincia appena uscita dalla scuola.

Quando esci dalla scuola, infatti, non hai assolutamente idea di cosa sai fare, di cosa devi fare e di cosa ti piace. Pensi di sapere, ma in realtà il mondo del lavoro è un’altro pianeta. Loro, con calma, hanno “cresciuto” una ragazzina senza traumi e senza stress.

E regalandomi competenze organizzative e di problem solving che uso tutt’ora.

Non solo: mi hanno anche fatto conoscere, frequentare e innamorarmi di Milano, città che da subito mi ha accolta come solo la città del tuo cuore sa fare.

Sono anche stata una segretaria di studio legale (e pure di un commercialista).

Dei miei 4 anni in uno studio legale te ne ho parlato quando ti ho raccontato perché, per l’agenzia, ho scelto il nome “Colorato di Pink“. Se non l’hai letto, lo trovi qui.

Penso di non aver mai odiato un lavoro così tanto. Ma penso anche che non avrei potuto imparare di meglio.

Sono cresciuta come persona, ho migliorato anche il mio look, secondo mia mamma mi sono “raffinata”. Ho incontrato persone importanti, ho avuto come mentore una donna di cui solo ora apprezzo la straordinarietà (e con una collezione di scarpe e borse invidiabili) e che mi ha insegnato tantissimo senza che lei nemmeno lo sappia.

Ho imparato a gestire la contabilità della mia attività, a sapere cosa sia un F24, come fare delle fatture, come gestire le scadenze. Ho imparato a scrivere una lettera commerciale. Ho imparato il bon ton. Ho imparato a gestire gli appuntamenti e la mia agenda (mi sono resa conto che scrivo gli impegni sulla Filofax allo stesso modo).

La prima volta che ho visto tirare una linea sul titolo lavorativo è stato proprio nello studio legale.

Poi sono stata la responsabile del servizio per una società di catering.

Finalmente, dopo gli uffici, tornavo all’ambito organizzativo che tanto preferivo. La vita da ufficio mi piaceva, ma mi piaceva anche essere presente ad un evento, operativa, attiva. Vedere dal vivo quello per cui avevo lavorato con telefono e PC.

Ho imparato il reale costo di un servizio catering, a gestire una trattativa commerciale, a fare dei preventivi, quanti camerieri servono, come si organizza un banchetto. Ho imparato in merito a quantità, ho scoperto che è più facile cucinare una lasagna che un piatto di pasta, che è meglio preparare un filetto che le polpette (in termini di catering). Ho imparato a pensare a cose “laterali”. Cioè che i sacchi della spazzatura e una scopa non devono mai mancare ad un evento e che a persona si contano almeno 2 bicchieri di vetro per singola bevanda.

Ho conosciuto tante persone che, ancora una volta, senza saperlo, hanno arricchito con le loro esperienze e le loro competenze il mio bagaglio di conoscenze.

Ho lavorato di notte, di mattina presto, tutto il giorno o tutti i giorni per una settimana intera, pensando a più cose  apiù servizi in una volta sola. Il mio “multitasking”, quello che in casa mi permette di: fare una torta, sistemare casa, fare una lavatrice e cambiare le lenzuola contemporaneamente ha trovato applicazione e affinità.

C’è anche stata una parentesi come commessa per una famosa catena di prodotti per il corpo.

Ho lavorato nel periodo Natalizio, imparato le proprietà di alcuni prodotti, ho affinato la trattativa col cliente e confermato che io adoro i lavori dove posso stare a contatto con le persone.

Che mi trovo bene a dover risolvere problemi, a trovare velocemente soluzioni. Che sia una per un cameriere senza divisa o per un regalo di Natale.

Poi ho smesso di vivere altre vite e ho iniziato a fare la wedding planner.

Ho preso tutto quello che ho imparato e l’ho messo insieme e mi sono buttata.

Ho aperto l’agenzia Colorato di Pink nel 2012 e ho iniziato a lavorare tanto. A studiare. Tantissimo. A continuare a formarmi, migliorare cose che già sapevo, imparare ad usarne delle altre.

Ho sbagliato, imparato dagli errori, fatto cose encomiabili.

Ti ho mai parlato di wedding in questo post?

No, perché quello che so sui matrimoni, l’ho imparato solo essendo stata, anche se per poco, una sposa.

E forse, a parte aver vissuto personalmente quello che stai vivendo tu adesso, quindi capire in che stato d’animo sei e di cosa hai bisogno, permettermi di entrare in contatto con il nervosismo speciale che prende ogni ragazza nel giorno delle proprie nozze, è forse l’unica cosa che NON mi è servita per diventare la wedding planner specializzata nel coordinamento del matrimonio che sono adesso.

Ma di questa storia, avremo modo di parlarne più avanti.

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