Ti racconto come una mamma può rovinare con una sola parola la prova dell’abito da sposa della figlia

Dopo aver trovato la location giusta, scelto la data e la cerimonia che ci sarà, puoi continuare con la parte più divertente dei preparativi: la scelta del dettaglio.

Non solo le decorazioni, gli allestimenti e il set-up finale, ma soprattutto… la scelta dell’abito da sposa.

Il momento della prova dell’abito da sposa è sempre molto emozionante e non c’era bisogno dei vari show televisivi per saperlo.

“Say Yes To The Dress”, “Chi Veste La Sposa” o “La Sposa Più Bella” sono solo alcuni dei format dedicati al matrimonio che hanno enfatizzato un momento già stupendo di suo.

Così bello che ho già scritto diversi post su cosa aspettarti dalla prova in atelier e come arrivare preparata.

Consigli su chi è bene portarsi alla prova dell’abito da sposa, su come arrivare preparate alla prova in atelier se è la tua prima volta e anche una riflessione sull’eventuale acquisto dell’abito da sposa on line.

Ma meglio dei post ricchi di consigli, ci sono solo i post in cui ti racconto in prima persona di cosa è accaduto durante un particolare momento dei preparativi.

Ti racconto come una mamma può rovinare con una sola parola la prova dell’abito da sposa della figlia

Sembra impossibile pensare che a dare impiccio alla futura sposa in certi momenti sia proprio la madre, ma è quello che accade.

D’altronde ho anche scritto un libro su questa cosa, il che vuol dire che non è poi così irreale la situazione.

Venerdì ho accompagnato in un famoso atelier di Milano una mia cliente, che chiameremo Paola.

Seguendo i miei consigli, leggendo i post dedicati, alla prova è andata solo con pochissime persone: la sorella, nonché sua testimone, la mamma e me. Abbiamo scelto quell’atelier perché è rivenditore di una stilista che alla cliente piaceva tantissimo e sperava di trovare uno degli abiti visti on line.

Nonostante questa pratica sia rischiosa e tendo a sconsigliarla, non me la sono sentita di fare da guastafeste.

Appena entrata, dopo le presentazioni con l’assistente, è iniziato il consueto tour per il negozio. L’assistente mostrava gli abiti “nel budget” e Paola, aiutata dalla sorella e dalla mamma, sceglieva quello che più le piaceva.

Ha provato abiti molto diversi tra loro, per fattura e forma, così da arrivare a capire con quale linea si sarebbe sentita più a suo agio.

Poi, però, è accaduto quello che non si augura a nessuna sposa. 

Su un manichino, in lontananza, intravede l’abito dei suoi sogni, quello che aveva visto on line e su cui aveva perso gli occhi. Lo aveva guardato così tanto da riconoscerlo da un semplice dettaglio.

Era esposto, perché innegabilmente bello, anche se sul manichino non rendeva, ma l’assistente -puntuale- le comunica subito che quel vestito sforava di molto il suo budget. A memoria, si ricorda che costava il doppio.

Paola chiede di poterlo provare comunque: magari le sarebbe stato male e così poteva lasciare il pensiero per concentrarsi su qualcos’altro.

Entriamo in camerino. Noi ci accomodiamo sui divanetti,la futura sposa si prepara dietro il paravento (slip e reggiseno coordinati color nude, scarpa col tacco portata dall’atelier) mentre l’assistente prepara gli abiti.

Chiede a Paola quale volesse provare per prima e lei, spinta da tanto coraggio, chiede di provare l’Abito Impossibile. L’assistente prova a convincerla di lasciarlo per ultimo, ma lei è sicura: almeno si toglie subito il pensiero, dice.

Peccato che… l’abito era PERFETTO.

Le stava a pennello, la misura era la sua, non era ne da stringere ne da allargare, anche l’orlo era giusto. Insomma, sarebbe potuta uscire così dall’atelier senza problemi.

Esce e la faccia della sorella dice tutto: è lui.

Paola si guarda allo specchio e accade la sorpresa: sì, se lo aspettava proprio così ma non sperava nemmeno che potesse starle così bene. 

La gioia e la felicità vengono subito smontati da due fattori.

Il primo, il prezzo. L’abito non costava il doppio, ma almeno tre volte e mezzo il budget che si era data. Per farti capire, quell’abito costava quanto una macchina nuova.

Il secondo, la mamma. Lei non era così felice dell’abito, riconosceva che stava molto bene alla figlia, ma secondo lei “era già visto”, addirittura “ce l’avevano tutte così” e che secondo lei doveva cercarne un’altro.

(Spoiler: alla mamma è piaciuto un abito super tradizionale, in pizzo e gonna di tulle, molto semplice e diametralmente opposto a quello del quale la figlia si era innamorata).

Ti posso assicurare che il prezzo è stata una brutta sorpresa, ma non è stato così doloroso come la negazione della madre.

Sapeva che quel taglio un po’ sexy e sbarazzino, a tratti anche esagerato, non avrebbe trovato l’approvazione materna, ma sperava che il fatto di starle così bene addosso e di vederla felice le avrebbe fatto mettere da parte il gusto personale.

Cosa che invece non è successa.

L’assistente interviene prontamente, propone alla ragazza altri abiti su quello stile anche se leggermente diversi e più vicini al suo budget, ma la delusione per la risposta della madre era palese.

Con questa premessa, gli abiti proposti dopo avevano un taglio più classico ma non convincevano al 100% ne la sposa ne la mamma.

La mamma di Paola si è emozionata solo alla vista di un abito molto semplice e super tradizionale. Corpino di pizzo, nessuna trasparenza, gonna di tulle senza decorazione.

Che stava bene alla mia cliente, anche a lei non dispiaceva, ma non c’era sul suo volto l’emozione del primo abito.

Io ho taciuto. l’Abito Impossibile le stava davvero d’incanto, era proprio perfetto per lei. Lo portava con classe ed eleganza, senza nemmeno averlo addosso. E, ti assicuro, non era assolutamente qualcosa di già visto o che tutte hanno.

Anzi.

Aveva trovato l’unico abito che ancora non avevo visto mai indossato.

Purtroppo. però, l’approvazione materna è stata una grande discriminante e la vendita non si è conclusa.

Dopo la prova in atelier, salutata la mamma, siamo andate a rilassarci con un dolcetto e prima di continuare con le incombenze wedding abbiamo stilato il piano d’attaccato.

Abbiamo deliberato che gli atelier e gli stilisti a Milano sono tanti e Paola mi ha incaricato di cercarle altri abiti il più simile possibile a quello che aveva provato, di budget ovviamente inferiore.

Solo nel remoto caso in cui non si trova proprio nulla e anche l’opzione di una brava sarta che lo possa replicare viene scartata, allora cercherà qualcosa nello stile che piace alla madre, ma in quel caso vorrà spendere il meno possibile.

Infatti, l’abito n. 2 è di quelli che ci sono in tutte le collezioni, visto e rivisto -anche se molto bello- e quindi ricercabile sia negli outlet che in marche low budget. 

Non che sia sbagliato, ma il detto “se mi devo accontentare, almeno non voglio spendere una follia” è da me pienamente condivisibile.

La ricerca, dunque, continua.

 

In questi momenti di difficoltà, avere una wedding planner al tuo fianco può essere utile per non perderti tra i troppi commenti che le persone intorno a te si sentono in diritto di fare.

Sappiamo tutte che dovrebbe essere il tuo grande giorno, ma quando mamma, sorella e amiche hanno una loro visione precisa sul matrimonio che sentono di dover condividere con te, può capitare che influenzino anche il tuo pensiero.

Il loro è un intento nobile, ma non sanno fare un distinguo importantissimo: non sanno capire quando un commento è superfluo perchè riguarda il mero gusto personale e quando invece è un problema organizzativo.

Se il commento è puramente estetico (es: non mi piace quel particolare), IGNORA CHIUNQUE.

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