Il matrimonio religioso e le regole da seguire

Fino a una decina di anni fa, il matrimonio “vero” era solo quello religioso.

Non si sceglieva la chiesa solo per motivazioni di fede, cioè spinte dalla voglia di unirsi secondo gli insegnamenti di Cristo, ma per la coreografia e per l’emozione che il matrimonio religioso trasmetteva.

La marcia nuziale, l’arrivo della sposa, la messa prima, il parroco che rendeva ancora più importante il momento con gesti teatrali ben collaudati, il coro, l’organo…

Nulla a che vedere con il rito freddo e veloce del rito civile, in Comune, in una sala consiliare (spesso bruttina) e il sindaco che in 10 minuti sbrigava la questione.

Ovvio che il matrimonio religioso fosse scelto dalla stragrande maggioranza delle spose e tutte conoscevano “le regole”. 

 – Vuoi sapere come funziona la messa di un matrimonio? Leggi questo post

Oggi le cose sono molto cambiate.

Il rito civile si è spostato in location suggestive e meravigliose, i sindaci prendono con impegno questo ruolo e sono i primi a dare sostanza al rito stesso, è possibile per le spose aggiungere dettagli, letture e musiche per rendere il momento della cerimonia estremamente suggestivo.

E se il rito civile non fosse possibile nella location scelta? Ecco la possibilità del rito simbolico: si firma “legalmente” in comune qualche giorno prima o la mattina stessa e poi si replica nella location scelta creando la cerimonia dei propri sogni.

La scelta di sposarsi civilmente è consapevole, voluta e, se possibile, ancora più emozionante.

Ho visto più invitati piangere durante un rito simbolico o civile ben organizzato invece che in un matrimonio religioso.

Quindi, se nel 2018 scegli di sposarti con matrimonio religioso, conosci e accetti le regole che vengono imposte e lo fai perché credi in Dio e nella promessa che stai per fare.

Il matrimonio religioso e le regole da seguire

Perdonami per quello che sto per scrivere, ma sono stanca di dovermi scontrare con future spose che si lamentano per le regole che il parroco ha imposto loro.

Forse anche secondo te sono esagerate, pensi che il matrimonio sia tuo e tu abbia tutto il diritto di fare quello che vuoi? In teoria sì, in pratica no.

Certo, è il tuo matrimonio ed è giusto che tu faccia quello che ti fa sentire a tuo agio, serena e rilassata e che rispecchi la tua coppia. Ma sei sempre ospite in un luogo e ci sono alcune regole da rispettare. 

Partiamo dall’inizio.

  • Se scegli di sposarti con un matrimonio religioso il corso prematrimoniale è obbligatorio.

Il corso prematrimoniale è obbligatorio.

Nulla, non si scappa. Si può fare anche in una parrocchia diversa da quella in cui ti sposi, cercando un corso che si svolge in giorni più consoni per i vostri impegni e se vivete separati potete farlo anche in due parrocchie diverse. Ma è da fare.

Alla fine del corso rilasciano attestato che dovrà essere consegnato al parroco della parrocchia in cui vi sposerete.

La durata, i giorni e gli orari del corso, gli argomenti trattati, le dinamiche con cui si svolge sono decise da ogni singolo parroco. Non c’è un corso uguale all’altro, non c’è obbligo di uniformare il corso.

Di solito non si paga, ma alcuni parroci potrebbero richiedere un piccolo contributo alle spese. Infatti il corso si tiene in parrocchia e il rimborso richiesto, di solito, vuole essere un aiuto a contribuire alle spese vive quali il riscaldamento, l’illuminazione e eventuali fotocopie che potrebbero farvi avere.

Vero che la Chiesa (intesa come istituzione) ha tanti soldi, ma le parrocchie locali vivono soprattutto di beneficenza e carità dei fedeli. Un contributo di poche decine di euro non sono un furto, non fanno diventare ricchi ne impoveriscono nessuno.

Fare le pulci e rompere le scatole per questa richiesta mi sembra esagerato e fuori luogo.

Parrocchia che vai, corso che trovi.

  • Sì, è obbligatorio dare l’offerta.

Per ogni celebrazione, si lascia sempre l’offerta al parroco. Si lascia per i funerali, per battesimi, per matrimoni.

È cortesia, usanza e buon senso: non è “pagare”, ma è ringraziare per il tempo che ci è stato dedicato, ringraziare per aver usato la chiesa, riconoscere cortesia.

Ripeto: le parrocchie locali contano molto sulla carità dei fedeli. Se poi ci sono parroci poco accorti, truffatori o cattivi è un discorso a parte.

Non si può fare di tutta l’erba un fascio, se pensi che i parroci siano degli approfittatori non ti sposi in chiesa.

Posso condividere il fastidio per “il tariffario”, ma se è stato fatto è perché chi si è sposato prima di te ha lasciato un’offerta davvero misera.

Ti faccio un esempio: se sul Tantum Rosa (sì, il medicinale intimo) è stato scritto che “NON È DA INGERIRE” era perché troppe persone lo bevevano.

Se si sente il bisogno di scrivere alcune cose, vuol dire che il buon senso delle persone non è stato sufficiente e si è sentita la necessità di essere più specifici.

Ma:
– se la chiesa in cui ti sposi ha il tariffario e non sei d’accordo, puoi cambiare chiesa
– se sei convinta che i preti siano tutti truffatori, non sposarti in chiesa

  • Le regole vanno rispettate

I parroci hanno messo regole davvero assurde… su questo non posso che concordare con te.

L’ultima mi è capitata l’anno scorso: durante la messa i fotografi sono stati cacciati fuori. Letteralmente. Hanno potuto fotografare solo l’ingresso, lo scambio delle promesse, delle fedi e le firme.

Per tutto il resto del tempo, quindi, sono stati fuori con le mie assistenti sul sagrato.

Questa cosa ha fatto sembrare le limitazioni e divieti su allestimenti e decori quasi dettate dal buon senso.

I divieti più comuni?
– no decorazioni su panche antiche o di valore o appena restaurate (probabilmente negli anni i fioristi hanno rovinato beni della chiesa)
– lancio del riso (perché sporca o rende poco presentabile il sagrato)
– rimozione degli allestimenti subito dopo la cerimonia

I fioristi che lavorano spesso con la chiesa del paese conoscono già questi limiti, e comunque tutti i fioristi aspettano la fine della cerimonia per disallestire subito e portare via il materiale che magari ti hanno noleggiato.

Chiedi info direttamente, accertati di questi limiti -se dovessero esserci- prima di decidere dettagli e decorazioni.

Ricorda che sei ospite della chiesa, del parroco e ognuno detta regole che vanno rispettate. Puoi lamentarti -ci mancherebbe- ma se ci sono vanno accettate e gestite.

  • Musiche e letture vanno scelte tra repertori di musica religiosa

Sono stanca, davvero stanca di sentire spose che si lamentano perché non possono mettere la marcia nuziale che vogliono, magari una canzone pop che a loro piace.

In chiesa si mettono musiche e canti liturgici. 

Si entra con una delle marce nuziali più tradizionali, l’alleluia è cantata prima della lettura del Vangelo, l’Ave Maria di Schubert e l’Halleluja di Leonard Choen sono vietate da molti preti perché, a dispetto dei titoli, non hanno testi religiosi (entrambi parlano di sesso e di desiderio per persone che non sono i coniugi).

Se una tua amica vuole leggere un brano non religioso, una poesia o dire una parola, lo farà dopo la celebrazione completa (cioè dopo la fine dell’eucarestia) prima della benedizione finale.

Se un prete fa fare scelte diverse, è una sua libera e singola scelta. La regola base è quella qui sopra.

  • Vestiti in maniera adeguata

Su questo punto NON TRANSIGO.

In chiesa ci si va in maniera decorosa. Per fortuna sono lontani i tempi delle gonne al ginocchio e del velo nero sopra la testa, ma resta che buon senso e buona educazione sono doverosi. È segno di rispetto per un luogo di culto sacro.

Non è il tuo teatro, ma è una chiesa. 

Se hai mai visitato una chiesa da turista, sai perfettamente che all’ingresso ti chiedono di coprire braccia e gambe. Perché questa regola non dovrebbe valere nel giorno del tuo matrimonio? 

In chiesa non si entra con pantaloncini corti, gonne corte e spalle scoperte. Sì alla manica corta, no alla canottiera.

Se sei una invitata e hai una gonna corta (che comunque non si mette mai ad un matrimonio) o un abito scollato che mostra le spalle e non vuoi coprirti, abbi la cortesia di aspettare fuori.

Se sei la sposa, prevedi sempre qualcosa che copra le spalle, evita o copri eccessive trasparenze e scollature troppo profonde.

È questione di un’ora. Non di più. Hai tutto il tempo del ricevimento e del party serale per mostrare il tuo stupendo abito e far stupire tuo marito.

Non prenderla come un divieto alla tua libertà o come un limite al tuo matrimonio: è educazione e rispetto verso un luogo di culto sacro.

 

 

Ho voluto usare il mio blog per dire la mia sulla situazione attuale, che sto sentendo sempre più spesso tra le future spose.

Vivere la celebrazione come un limite al proprio matrimonio è ridicolo.

Ci sono delle regole, vanno rispettate.

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